Era una tiepida sera di settembre a San Vito Lo Capo. Le luci calde dei lampioni illuminavano le stradine bianche del paese, dove l’odore del mare si mescolava al profumo del couscous che usciva dai ristoranti. Sara era seduta su una panchina vicino alla spiaggia, con i piedi nudi immersi nella sabbia fresca. Era il suo ultimo giorno di vacanza e aveva deciso di trascorrerlo da sola, per imprimersi nella mente ogni dettaglio di quel luogo magico.
A pochi metri da lei, un giovane con una chitarra in mano si era fermato a osservare le onde. Era Marco, un musicista che si esibiva nei locali del borgo, ma che quella sera sembrava in cerca di ispirazione. Senza pensarci troppo, si sedette sulla sabbia, vicino a Sara, e iniziò a suonare una melodia dolce e malinconica.
“È una tua canzone?” chiese Sara, rompendo il silenzio.
Marco si voltò, sorpreso. “Non ancora. Mi piace improvvisare, lasciarmi ispirare dal momento.”
Lei sorrise. “Allora questa sarà la colonna sonora della mia ultima sera qui.”
Marco continuò a suonare, mentre i due iniziarono a parlare. Scoprirono di avere una passione in comune: il mare. Lui gli raccontò di come San Vito fosse il suo rifugio, il luogo dove tornava per ritrovare se stesso. Lei, invece, gli parlò della sua vita frenetica in città e di quanto desiderasse un’esistenza più semplice.
Quando Marco smise di suonare, si alzò e le porse la mano. “Vieni, devo mostrarti una cosa.”
Sara, un po’ titubante, accettò. Camminarono fino al faro, lontano dalle luci del paese. Lì, il cielo era un manto di stelle e il rumore delle onde era l’unico suono. Marco indicò una costellazione. “Vedi quella? Si chiama Cassiopea. Quando ero piccolo, mio padre mi diceva che era il simbolo dei sogni da seguire.”
Sara lo guardò con gli occhi pieni di meraviglia. “E tu li segui i tuoi sogni?”
Marco sorrise. “A volte sì, altre volte mi lascio distrarre. E tu?”
Lei sospirò. “Forse dovrei iniziare.”
Si guardarono negli occhi, e in quel momento il tempo sembrò fermarsi. Un istante perfetto, dove tutto il resto svaniva, lasciando spazio solo al rumore del mare e al battito dei loro cuori.
Quella notte Sara e Marco passeggiarono per ore, parlando di tutto e di niente, come se si conoscessero da sempre. Quando arrivò l’alba, Sara sapeva che doveva partire, ma qualcosa in lei era cambiato.
“Resterai?” le chiese Marco, con un filo di speranza nella voce.
Lei sorrise, con le lacrime agli occhi. “Non ora. Ma tornerò.”
E mentre il sole sorgeva sopra San Vito Lo Capo, Marco prese la sua chitarra e iniziò a suonare la loro melodia, quella che aveva creato la sera prima. Sara si voltò un’ultima volta prima di andare, portando con sé un pezzo di quel luogo e la promessa di un ritorno.

