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Un Caso di Pesca: Le Avventure di un Avvocato Siciliano

San Vito Lo Capo, con le sue spiagge dorate e l’aria salmastra, non sembra il posto giusto per un avvocato malinconico come Vincenzo Malinconico. Eppure, è lì che vive e cerca di sopravvivere tra turisti chiassosi, pescatori diffidenti e abitanti del posto che preferiscono risolvere le loro questioni “a parole” piuttosto che con un avvocato.

Lo studio di Vincenzo è in una traversa nascosta, vicino al porto. Da fuori sembra una casa abbandonata, con un’insegna arrugginita che recita a malapena: “Studio Legale Malinconico”. Dentro, l’odore di salsedine si mescola a quello del caffè che Vincenzo lascia bruciare regolarmente nella sua moka.

Una vita tra cause perse e rimorsi personali

La maggior parte dei casi di Vincenzo riguarda turisti che si lamentano di truffe legate agli affitti estivi: appartamenti inesistenti, barche a noleggio mai arrivate, o guide turistiche che li abbandonano sulla vetta di Monte Monaco. Quando non ha clienti, Vincenzo passa il tempo a guardare il mare dal suo ufficio e a pensare a Margherita, sua ex moglie, che se n’è andata anni fa per un artigiano di ceramiche di Erice.

Sua figlia Chiara lavora come cameriera in un ristorante sul lungomare, mentre suo figlio Luca organizza tour in barca per i turisti. Entrambi lo adorano, ma lo considerano un uomo inadatto alla vita pratica. Quando si incontrano per cena, di solito finiscono per parlargli con toni gentili ma lievemente condiscendenti:

“Papà, magari potresti cambiare lavoro? Tipo… accompagnatore turistico?”

Vincenzo sorride malinconicamente. Lui sogna ancora la grande causa che lo renderà famoso.

Un caso troppo grande per Vincenzo

Un giorno, mentre è seduto al Caffè Europa con il suo taccuino, viene avvicinato da un certo Ignazio Lofaro, proprietario di un peschereccio locale. Ignazio è nei guai: un grosso ristoratore di Trapani lo accusa di avergli venduto tonno di dubbia provenienza, e ora rischia la reputazione e la barca.

“Avvocato Malinconico, so che lei è un uomo… diciamo, onesto. Ho bisogno di qualcuno che combatta per me.”

Vincenzo non sa dire di no, anche se non ha mai avuto a che fare con casi di frodi ittiche. Per giorni studia regolamenti sul commercio del pesce e sulle tonnare siciliane. Alla fine, arriva il giorno dell’udienza.

Il tribunale improvvisato

Il tribunale si tiene nella sala consiliare del Comune, perché a San Vito non c’è un vero tribunale. Tutti gli occhi sono puntati su Vincenzo, che suda sotto il suo abito blu, ormai stinto dalla salsedine.

Quando tocca a lui, comincia a parlare di tradizioni locali, di come il tonno rappresenti l’anima di San Vito, di storie di pescatori e di sacrifici. È un discorso confuso ma sincero, e per un attimo sembra conquistare l’uditorio.

Peccato che, proprio sul momento più intenso, un gabbiano si infili dalla finestra aperta e punti dritto verso il tavolo del giudice, rovesciando i documenti e strappando via un foglio dalla mano di Vincenzo. L’intera sala scoppia a ridere, e Vincenzo, rosso in volto, si ritrova a raccogliere le sue carte mentre il gabbiano vola via trionfante.

Un finale amaro, ma dolce

Nonostante l’incidente, il giudice decide di assolvere Ignazio, ma solo perché l’accusa non aveva prove sufficienti. Vincenzo esce dalla sala a testa bassa, ma Ignazio gli stringe la mano con entusiasmo:

“Avvocato, lei è un grande. La invito a cena, venga a mangiare il tonno da me!”

Quella sera, seduto davanti a un piatto di tonno appena pescato, Vincenzo si sente stranamente felice. Chiara e Luca gli mandano un messaggio:

“Papà, grande! Sei l’eroe di San Vito!”

Con il mare davanti, le stelle sopra di lui e un bicchiere di vino bianco in mano, Vincenzo pensa che, forse, non ha bisogno di diventare famoso. Forse basta essere se stessi, in un piccolo angolo di paradiso come San Vito Lo Capo.