Era un tardo pomeriggio d’estate, e il sole si adagiava lentamente sull’orizzonte, tuffando le saline di Trapani in un rosa acceso che si sfumava nell’oro vibrante di un mondo incantato. Laura avanzava lungo il sentiero sterrato tra le vasche, i suoi passi leggeri carezzavano la terra bianca, avvolta dal profumo salmastro che impregnava l’aria. Il suo cuore batteva forte, non solo per la bellezza del luogo, ma per l’emozione di un’attesa che ardeva dentro di lei.
Era lì per lui, per Andrea.
Ogni estate, Andrea si trasformava in salinaio, seguendo le orme del padre e del nonno, danzando tra le vasche con una grazia antica, come se ogni granello di sale fosse parte di lui. La loro storia era iniziata per caso, quel giorno al Museo del Sale: lei, una turista affascinata dalla bellezza del mondo, lui, con le mani ruvide ma un sorriso che raccontava di mare e tramonti.
Da quel momento, le giornate di Laura si erano tinte di nuove sfumature. Ogni pensiero la riportava a quel ragazzo, che sembrava fondersi con il paesaggio, il vento e la terra. E così, quel pomeriggio, la chiamata del cuore l’aveva guidata indietro.
Quando giunse al mulino, lo scorse. Andrea era là, curvo su una vasca, mentre raccoglieva i cristalli di sale con una pala di legno. Il suo profilo, baciato dagli ultimi raggi di sole, sembrava scolpito dalla storia stessa. Laura si avvicinò e, sentendo i suoi passi, lui si voltò con uno sguardo sorpreso, il sorriso che dissolveva ogni incertezza.
“Non pensavo saresti tornata,” le disse, posando la pala e asciugandosi la fronte con un gesto quasi impercettibile.
“Non potevo resistere,” rispose lei, il cuore che accelerava in un tumulto di sensazioni.
Andrea le fece cenno di seguirlo, e così camminarono insieme lungo il sentiero che si perdeva tra le vasche. La luce dorata del tramonto si rifletteva sull’acqua ferma, creando un incanto che sembrava svelare un mistero infinito. Si fermarono vicino a una vasca rossa, illuminata dai caldi colori del crepuscolo.
“È il mio posto preferito,” rivelò Andrea. “Qui tutto appare più vero, più semplice. Anche il tempo sembra sospendersi in un abbraccio.”
Laura lo guardò, i capelli mossi dal vento come onde del mare, e si accorse che lui fissava intensamente i suoi occhi, come se cercasse di svelare ogni pensiero più recondito. Poi, in un silenzio carico di intesa, Andrea le prese delicatamente la mano.
“Ho qualcosa per te,” le sussurrò, estraendo un piccolo sacchetto di tela.
Dentro c’erano cristalli di sale purissimi, luminosi come diamanti. “Questi sono per te. Dicono che il sale porti fortuna, ma per me rappresentano molto di più. Sono memoria. Ogni granello racchiude il mare, il sole, il vento. E adesso, racchiude anche questo momento.”
Una lacrima scese lungo la guancia di Laura, ma non era tristezza: era pura gioia. In quel momento, comprese che qualcosa di straordinario li univa, come il vento e il mare che si intrecciano senza mai separarsi.
Il sole calò oltre l’orizzonte, lasciando il palcoscenico alle stelle che cominciavano a riflettersi sulle saline. E in quel paesaggio ideale, sospeso tra cielo e terra, Laura e Andrea rimasero vicini, come se il tempo, davvero, si fosse fermato in un eterno abbraccio.





